Lungo l'Europa e anche in Italia cresce il numero di famiglie che mantengono due abitazioni come principale, alternandole secondo un ritmo prefissato. Non si tratta di seconde case vacanziali, ma di vere dimore dove le persone passano settimane o mesi interi. Scuole, medici, amicizie e abitudini quotidiane si distribuiscono su due indirizzi diversi, a volte distanti centinaia di chilometri.

I motivi dietro questa scelta sono molteplici e concreti. Una coppia con carriere che si dividono tra metropoli e piccoli centri sceglie di mantenere un appartamento in entrambi i posti, evitando pendolari estenuanti o sacrifici professionali. Genitori divorziati che desiderano una custodia paritaria dei figli optano per case nelle rispettive zone, dando ai bambini uno spazio stabile in entrambi i contesti. Anziani fuggono i mesi invernali del nord per trasferirsi al sud con cadenza stagionale, mantenendo entrambe le abitazioni come principali.

Come funziona nella pratica

Il calendario è lo strumento fondamentale di queste famiglie. Molte seguono uno schema settimanale: tre giorni in una città, quattro nell'altra. Altre alternano settimane intere o blocchi mensili. Alcune si muovono per stagioni, lasciando una casa chiusa o affidata a una gestione temporanea durante la loro assenza. I bambini ricevono istruzione in una sola scuola, spesso quella della casa dove trascorrono il maggior tempo, con un pendolarismo educativo che non tocca la continuità didattica.

Le logistiche diventano complesse. Gli arredi, i vestiti stagionali, gli oggetti personali si duplicano in entrambe le case, oppure viaggiano nei bagagli secondo un sistema rotante. Alcuni organizzano con cura gli spostamenti nel fine settimana per ridurre il traffico, altri pianificano mesi in anticipo i periodi stabili in ciascuna abitazione. I frigoriferi vuoti e le case da "riaprire" comportano un lavoro mentale e organizzativo sottovalutato.

Le motivazioni oltre il contingente

Non si tratta sempre di costrizioni o compromessi, ma talvolta di una ricerca consapevole di equilibrio. Una famiglia con uno stipendio sostenuto in una grande città e il desiderio di far crescere i figli a contatto con la natura opta per due case anziché un lungo pendolare. Il bambino frequenta la scuola locale nel paesello, ma la famiglia mantiene l'appartamento urbano dove lavora un genitore. Nei fine settimana e in alcune settimane, la routine si capovolge.

Ci sono anche situazioni legate a heritate: chi ha ereditato una casa di famiglia non vuole venderla, pur avendo costruito una vita stabile altrove. Mantenere entrambe le proprietà, anche se una occupata solo saltuariamente, diventa una scelta emotiva e pratica insieme. Lo stesso accade a chi ha radici profonde in due territori e non intende rescindere nessun legame.

I nodi critici e le implicazioni legali

La domanda residenza comporta conseguenze amministrative significative. Per l'anagrafe, la scuola, le prestazioni sanitarie e le tasse, serve chiarezza su quale sia la residenza principale. In Italia il decreto del proprietario o l'accordo tra coniugi, nel caso di separazione, definisce dove il minore ha domicilio. Una famiglia non può risultare residente in due posti contemporaneamente ai fini amministrativi, sebbene possa abitare di fatto in entrambi.

Le iscrizioni scolastiche tengono conto della residenza anagrafica, così come l'accesso ai servizi sanitari di base. Chi abita stabilmente in due città deve scegliere dove registrare il nucleo familiare, oppure ricorrere a forme ibride come la residenza presso un genitore con domicilio effettivo presso l'altro. Le complicazioni burocratiche sono reali, anche se molti uffici amministrativi locali hanno sviluppato procedure pragmatiche.

Le conseguenze fiscali non sono irrilevanti. La proprietà immobiliare comporta tasse e imposte che variano per regione. La situazione si complica ulteriormente per chi affitta una delle due case durante i periodi di assenza, trasformandola in una fonte di reddito e incorrendo in obblighi dichiarativi.

Il costo e la sostenibilità economica

Mantenere due abitazioni è un privilegio economico innegabile. Bollette doppie, assicurazioni, manutenzione, consumi per il riscaldamento e la climatizzazione di due spazi: i costi fissi si moltiplicano. Per gran parte della popolazione italiana questo rimane un'opzione inaccessibile. Solo le famiglie con redditi medio-alti, o proprietarie di una delle due case, riescono a sostenere questo modello.

Alcuni trovano soluzioni ibride. Affittano una casa e ne possiedono un'altra. Ricorrono a scambi di abitazione con altre famiglie che vivono lo stesso stile. Cercano immobili economici nelle zone dove passano meno tempo, oppure condividono spazi con familiari. Le piattaforme di housing temporaneo stanno facilitando queste forme di flessibilità abitativa.

Chi sceglie questa vita e perché funziona

Professionisti creative, lavoratori autonomi, dirigenti con flexible working sono tra i principali protagonisti di questo modello. Anche i liberi professionisti che hanno clientela distribuita su più territori trovano convenienza nel mantenere due basi operative e abitative. Per loro, il tempo risparmiato dai pendolari compensa il costo della duplicazione.

Le coppie transnazionali spesso vivono così per anni. Uno dei partner mantiene la base nel paese di origine mentre l'altro lavora all'estero, e la famiglia si muove tra i due contesti. Alcuni genitori non vogliono sacrificare l'istruzione nella lingua madre o l'immersione culturale nella comunità di origine.

Non esiste un modello universale. Il successo di questa scelta dipende dalla disponibilità emotiva della famiglia ad accettare la non-linearità, dalla chiarezza organizzativa, dalle risorse economiche e dal supporto della rete locale in entrambi i posti. Bambini e adolescenti hanno bisogno di stabilità emotiva più che geografica: le due case funzionano quando i genitori riescono a creare continuità affettiva nonostante i spostamenti.

Il fenomeno in espansione

La pandemia ha accelerato questo trend. Con la possibilità del lavoro da remoto, molte aziende hanno adottato modelli ibridi che permettono ai dipendenti di stare fuori ufficio per settimane. Questo ha aperto prospettive nuove a chi desiderava abitare in modo più diffuso. Non è più sconvolgente spostarsi tra due città quando il proprio ufficio è una connessione internet.

Il mercato immobiliare ha cominciato a prestare attenzione a questo segmento. Agenzie immobiliari offrono soluzioni di "temporary housing" per chi cerca una casa per alcuni mesi o un anno. Alcuni edifici residenziali stanno progettando spazi comuni gestiti e servizi di pulizia per facilitare i residenti abituati a vivere in movimento.

Resta vero che questo stile rimane una pratica di nicchia, ancora lontana dalla normalità per la maggior parte degli italiani. Ma il numero di famiglie che lo praticano consapevolmente, scegliendolo piuttosto che subirlo, è in aumento. Per loro, la casa non è più un luogo unico ma un ecosistema distribuito, dove gli spazi domestici si moltiplicano secondo le esigenze di una vita sempre più complessa e geograficamente dispersa.