Una nuova ordinanza sul tema delle locazioni brevi dentro i condomini sta creando dibattiti tra proprietari, amministratori e assemblee. La norma tocca un aspetto sempre più rilevante della vita condominiale: come gestire gli affitti brevi di unità immobiliari quando si vive dentro un edificio dove le regole comuni riguardano tutti.

Il tema non è nuovo. Da anni i condomini italiani si dividono tra chi vede l'affitto breve come un diritto del proprietario e chi lo considera una fonte di disturbo. La nuova ordinanza prova a fissare dei paletti comuni, ma le interpretazioni restano complicate.

Cosa prevede l'ordinanza sulle comunicazioni

La norma introduce l'obbligo di comunicare all'amministratore e all'assemblea condominiale l'intenzione di affittare un'unità per brevi periodi. Questa comunicazione non è più una semplice cortesia, ma un adempimento formale con tempi precisi.

Il proprietario deve informare almeno trenta giorni prima dell'inizio dell'affitto breve. La comunicazione deve contenere i dati essenziali: date di inizio e fine, numero di ospiti previsti, modalità di accesso e nominativo del gestore, se esterno.

Il termine di trenta giorni però genera il primo punto di conflitto. Alcuni amministratori interpretano questo termine come "perentorio", cioè il mancato rispetto invalida la locazione. Altri lo vedono come "ordinatorio", quindi un avviso importante ma non un blocco dell'affitto stesso.

La questione della decorrenza e dell'efficacia

Un secondo aspetto controverso riguarda quando la comunicazione inizia a fare effetto. Il testo parla di "decorrenza dalla comunicazione", ma non specifica se basta l'invio email, se serve la notifica formale o se occorre la ricezione confermata dell'amministratore.

In alcuni condomini di medie dimensioni, gli amministratori hanno iniziato a chiedere la comunicazione tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. In altri, un'email semplice viene considerata sufficiente. Questa difformità di applicazione è uno dei punti che genera più discussione.

Il rischio è che proprietari in buona fede comunichino regolarmente, ma poi scoprano ex post che la loro comunicazione non rientra nei criteri che l'assemblea ha deciso di adottare.

Le responsabilità del proprietario e del gestore

L'ordinanza attribuisce una responsabilità primaria al proprietario dell'unità immobiliare per tutto ciò che accade durante l'affitto breve. Se gli ospiti creano disturbi, produzioni di rifiuti anomali o danneggiano parti comuni, il proprietario ne risponde civilmente verso il condominio.

Se il proprietario si avvale di un gestore esterno, le responsabilità si suddividono. Il gestore deve assicurare che gli ospiti rispettino il regolamento condominiale, il proprietario rimane comunque garante finale.

Questo aspetto preoccupa chi affitta attraverso piattaforme digitali. Le piattaforme stesse non vengono considerate responsabili dalla norma, quindi il proprietario mantiene la responsabilità anche quando la gestione è completamente delegata.

Il ruolo dell'assemblea e i regolamenti interni

L'assemblea condominiale può deliberare limiti ancora più stringenti di quelli previsti dall'ordinanza. Può stabilire, per esempio, che gli affitti brevi non siano consentiti affatto, oppure siano permessi solo in determinate stagioni, o richiedano un numero di giorni di preavviso superiore ai trenta.

Qui emerge il secondo grande punto di discussione: fino a dove arriva il diritto di proprietà individuale e dove inizia il diritto del condominio di regolare la convivenza collettiva.

Alcuni giuristi sostengono che l'assemblea non può vietare completamente gli affitti brevi perché viola il diritto di proprietà. Altri ritengono che il regolamento condominiale, una volta deliberato, vincolon tutti, compresi i nuovi proprietari che acquistano dopo la delibera.

I tempi ancora incerti di applicazione

L'ordinanza entra in vigore ma non abroga automaticamente i regolamenti già esistenti nei condomini. Molti edifici hanno già norme su affitti brevi decise anni fa. Quale norma prevale tra quella vecchia e quella nuova non è sempre chiaro.

Un condominio che ha deliberato nel 2019 di vietare gli affitti brevi rimane vincolato a quella delibera, salvo non decida di modificarla. L'ordinanza fornisce uno standard minimo, non uno massimo.

Questo crea situazioni complesse: due palazzi della stessa città possono avere regole completamente diverse sullo stesso tema.

Gli aspetti che continuano a generare conflitti

Nonostante l'ordinanza, rimangono irrisolte alcune questioni pratiche. Il disturbo della quiete causato da ospiti che vanno e vengono in continuazione non è facilmente provabile. Chi deve segnalare i problemi: il condomino che si lamenta, l'amministratore, o il proprietario dopo aver ricevuto reclami?

Un'altra questione riguarda gli ospiti che non rispettano il regolamento. Se il proprietario non riesce a controllare o sanzionare gli ospiti, il condominio che azioni intraprendere.

L'ordinanza prevede che l'amministratore possa deferire il caso all'assemblea, ma non specifica quali sanzioni il condominio può comminare. Può vietare futuri affitti brevi dello stesso proprietario. Può multare il proprietario. La norma non lo dice con chiarezza.

Cosa fare come proprietario

Chi intende affittare brevi periodi dovrebbe innanzitutto consultare il regolamento del proprio condominio. Se non esiste, dovrebbe informare l'amministratore per iscritto con almeno trenta giorni di anticipo e conservare la prova della comunicazione.

Se la pratica dell'affitto breve genera obiezioni, è opportuno discuterne con l'amministratore e eventualmente con l'assemblea per trovare soluzioni condivise. Una comunicazione preventiva e trasparente riduce molto i conflitti successivi.

Chi gestisce l'affitto tramite piattaforme deve assicurarsi che nel contratto con la piattaforma sia scritto che il proprietario rimane responsabile dei comportamenti degli ospiti verso il condominio.

Il quadro normativo più ampio

L'ordinanza si inserisce in un contesto più vasto. A livello nazionale, la fiscalità degli affitti brevi è stata modificata più volte. A livello locale, molti comuni hanno adottato proprie ordinanze sul turismo breve. Regioni diverse hanno orientamenti diversi.

La soluzione non è uniforme in Italia. Una città di mare probabilmente ha esigenze diverse da una città nel nord. Un edificio storico nel centro storico avrà problemi diversi da una periferia residenziale.

Per questo la nuova ordinanza non pretende di risolvere tutto, ma di stabilire un minimo comune denominatore: la comunicazione obbligatoria, i tempi, le responsabilità del proprietario. Il resto rimane materia di scelta locale e assembleare.