Una televisione accesa consuma fino a 150 watt. Una televisione in standby consuma tra 0,5 e 3 watt. La differenza sembra minima finché non si contano le ore: un televisore resta in standby 20 ore al giorno, mentre acceso stenta a raggiungerne 4. In quella modalità, anno dopo anno, accumula consumi significativi.

L'Istat stima che ogni famiglia italiana tiene in media 15 apparecchi in standby contemporaneamente. Non solo televisori: anche forni a microonde, computer, stampanti, router, decoder, videoproiettori, casse bluetooth, smartwatch in ricarica. Ogni dispositivo, singolarmente, rappresenta un consumo minuscolo. Assieme, generano una bolletta della luce più alta del dovuto.

Quanta energia consuma davvero lo standby

Il calcolo è semplice: moltiplicare i watt per le ore. Un decoder in standby (circa 10 watt) rimane collegato 24 ore al giorno. In un anno accumula 87,6 kilowattora. Al costo medio italiano di 0,25 euro per kilowattora, significa 22 euro annuali solo per quel dispositivo.

Sommare 15 apparecchi in modalità standby può arrivare facilmente a 500-800 kilowattora all'anno. A fronte di una bolletta media di 500-600 kilowattora al mese, rappresentano un 5-10% di consumi aggiuntivi dovuti semplicemente al fatto di non staccare la spina.

I dispositivi che pesano di più sono i più datati. Un televisore lcd degli anni 2000 in standby consuma 3-5 watt. Un moderno televisore a led ne consuma 0,3-0,8. I decoder, invece, rimangono problematici: ancora oggi consumano 10-15 watt anche quando completamente spenti da remoto.

Quali apparecchi vanno veramente spenti

Non tutti i dispositivi meritano la stessa attenzione. Un mouse wireless in standby consuma 0,01 watt annui. Un caricabatterie di uno smartphone collegato ma vuoto consuma 0,3-0,5 watt. Staccare questi non cambia visibilmente la bolletta.

I veri consumi nascosti sono altri: il modem rimasto acceso 24 ore (5-15 watt), la stampante sempre pronta (2-4 watt), il fornetto con display sempre illuminato (1-2 watt), la macchina del caffè con orologio digitale (1 watt), il televisore della camera da letto mai usato (2-3 watt), la console di gioco in standby (5-10 watt).

I frigoriferi e le lavatrici moderne hanno cicli più efficienti e non subiscono gran danno dal rimanere collegati. I climatizzatori in standby consumano 1-2 watt, accettabili se il dispositivo rimane in quel stato per mesi.

La soluzione pratica: le multiprese a interruttore

Una multipresa con interruttore consente di tagliare davvero la corrente a un gruppo di apparecchi. Staccare completamente è il metodo più affidabile. Una multipresa costa 5-15 euro e permette di gestire 4-6 dispositivi con un gesto.

Raggruppare per zona logica aiuta: una multipresa per il televisore, il decoder e la console; un'altra per il computer, la stampante e il monitor; una terza per il caricabatterie e i device piccoli. Nelle ore di non utilizzo, un click spegne tutto.

Le ciabatte intelligenti, controllabili via app o con timer programmati, permettono di spegnere remotamente o di programmare orari di accensione e spegnimento. Il costo è più alto (30-60 euro) ma utile per chi vuole automatizzare.

Quanto si risparmia in pratica

Una famiglia che riduce i consumi in standby del 50% elimina 250-400 kilowattora annuali. Al costo medio di 0,25 euro al kilowattora, significa 60-100 euro risparmiati. Non è una cifra da capogiro, ma non è nemmeno trascurabile.

Il vero valore è diverso. Ridurre i consumi energetici complessivi alleggerisce la rete elettrica nazionale e abbassa le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle centrali. A livello collettivo, se ogni famiglia nazionale eliminasse il 5-10% dei consumi fantasma, il Paese risparmierebbe milioni di kilowattora annuali.

Inoltre, abituarsi a staccare la spina non costa nulla. Non richiede investimenti se si sfruttano le multiprese già in casa. Un'abitudine, nient'altro. Per questo rimane il metodo più efficace.